Il tonno contiene mercurio

Il tonno contiene mercurio

La presenza del mercurio in alcune tipologie di pesce è un fatto ormai piuttosto noto. Le specie più colpite sono quelle di grossa taglia come spada, tonno, smeriglio, verdesca e palombo. In queste tipologie di pesce, infatti, il mercurio c’è quasi sempre e due volte su dieci supera i limiti imposti dalla legge.
Un recente documento dell’Efsa indica che il pesce, in particolare i predatori di grossa taglia come tonno, pesce spada e merluzzo, è una delle principali fonti di mercurio nell’alimentazione.

Dal momento che si tratta di varietà molto gettonate tra i consumatori, c’è il rischio di superare le dosi settimanali tollerabili.
Per questo motivo si consiglia di variare il consumo di pesce in modo da limitare l’assunzione di mercurio, preferendo pesci di taglia più piccola e quelli non carnivori, come sardine, sgombri, branzini, orate, sogliole, trote, salmone.
Gli adulti non dovrebbero consumare più di una porzione alla settimana di pesci predatori, mentre per quanto riguarda le donne in gravidanza o che hanno programmato una gravidanza o che sono in fase di allattamento dovrebbero escludere del tutto il consumo di pesci predatori dalla loro dieta. Stesso discorso per i bambini.
Il tonno in scatola è considerato più sicuro perché i pesci utilizzati sono generalmente di piccole dimensioni, più giovani e quindi portatori di una limitata quantità di mercurio.
I rischi derivano principalmente dal metilmercurio, la forma di mercurio più tossica. Una volta penetrato nel nostro organismo, si accumula soprattutto nei globuli rossi e viene così trasportato in giro attraverso il sangue.

Arriva alla ghiandola mammaria, passa nel latte materno, è in grado di attraversare la placenta e la barriera cerebrale, rappresentando quindi un serio pericolo per il cervello e il sistema nervoso centrale. Studi recenti hanno infatti dimostrato la correlazione tra l’esposizione fetale al metilmercurio e il ridotto sviluppo neurologico del bambino.