Sake e l’importanza del brindisi in Giappone

Sake e l’importanza del brindisi in Giappone

La quotidianità e le occasioni festive tradizionali del mondo nipponico sono scandite da una bevanda alcolica ottenuta dalla fermentazione del riso, che noi conosciamo con il nome generico di sake (sake in realtà indica qualsiasi tipo di alcool), ma a cui i Giapponesi si riferiscono più specificatamente con il termine nihonshu.

Sake come si serve e come berlo

Si può servire freddo o caldo, da temperature che vanno dai 5° ai 55°, come aperitivo o durante i pasti, selezionandone accuratamente la tipologia per accompagnare in modo adeguato le pietanze. Si può bere da ciotole di terracotta (choko) oppure in piccoli bicchieri di legno laccato, che dovrebbero trasformarne il gusto. 

Nel tempo si sono affermate centinaia di varietà, le cui sfumature dipendono dal tipo di riso, dalla regione di provenienza della coltura, dal tipo di fermentazione. I Giapponesi dedicano infatti al sake la stessa devozione che noi italiani potremmo avere per il vino. Fare il sake è un’arte che ruota attorno a tre fattori: “waza”, la perizia, “mizu”, la qualità dell’acqua, e “kome”, la qualità del riso. Le forme più pregiate sono classificate come “tokutei meishoshu” e rappresentano il fiore di questo “vino di riso”.

Brindisi giapponese : mai servirsi da soli

Al momento del brindisi, è bene tenere a mente piccole regole di galateo, visto che in Giappone l’etichetta è una questione molto seria. Innanzitutto mai servirsi da soli: deve sempre essere un altro commensale a riempire il nostro bicchiere, che deve essere tenuto sollevato con entrambe le mani mentre viene versato il sake: con una mano si regge il bicchiere e si appoggiano le dita dell’altra sotto la base.

Per l’ordine con cui si versa da bere si rispettano le gerarchie e l’età. Non bevete mai tutto d’un fiato: il sake va sorseggiato, altrimenti è scortese. Infine, guardate negli occhi il vostro commensale mentre alzate il bicchiere, fate un leggero inchino e… KANPAI!

Post Facebook della Nutrizionista Dott.ssa Rita Rotili