Faraona in umido da fare a Natale e non solo

Faraona in umido da fare a Natale e non solo

Faraona in umido. Una delle carni bianche più utilizzate per la realizzazione di secondi piatti natalizi è sicuramente la faraona. Conosciuta anche come gallina del Nord Africa, è ricca di proteine ed è perfetta per chi non ha intenzione di esagerare con le calorie. Sono tanti gli chef (persino quelli stellati) che la propongono nel menu delle feste in diverse varianti, legate sia ai contorni che alla cottura.

Non esiste infatti un unico modo per cucinarla ma si può scegliere tra le seguenti tipologie di preparazione: al forno, arrosto, in padella e in umido. Quest’ultima risulta essere una delle più gettonate, perché garantisce una fusione degli ingredienti, dando vita ad un mix di sapori.

La ricetta della faraona in umido è abbastanza semplice e il costo degli ingredienti è abbastanza moderato. Essa è molto diffusa in Romagna ed è conosciuta con il nome di faraona alla cacciatora. E’ uno dei must per eccellenza di questa regione ma anche di tante altre località dell’Italia Centrale. Un piatto super saporito e che si sposa benissimo con la magia del Natale.

Scopriamola insieme!

Ingredienti (per 4 persone)

  • 1 faraona
  • 1 dado da brodo di carne
  • 10 pomodori per sugo
  • 50 gr di pancetta affumicata
  • 4 bicchieri d’olio extravergine d’oliva
  • 1 scalogno
  • 1 spicchio d’aglio
  • Rosmarino q.b.
  • Sale q.b.
  • Pepe q.b.

Procedimento

Tagliate la faraona in quarti, privandola di tutte le parti edibili: è importante che non ci siano residui di pelle, piume, zampe, testa o interiora.

Adesso passate alla realizzazione del soffritto: tritate la pancetta affumicata, lo scalogno, il rosmarino e lo spicchio d’aglio (potete anche mischiare gli ingredienti, tanto finiranno tutti nello stesso recipiente). Per ottimizzare il lavoro, utilizzate un buon coltello da cucina e un tagliere che sia preferibilmente in vetro, in modo tale che i residui non rimangano attaccati al legno.

Successivamente, prendete un tegame che non sia in acciaio (perché i tempi della cottura saranno un po’ lunghi), versate 2 bicchieri di olio extravergine d’oliva ed inserite tutti gli altri ingredienti tritati. Accendete la fiamma e fate rosolare per un po’, mescolando di tanto in tanto.

A questo punto, lavate i pomodori per bene e tagliateli in più pezzetti. Aggiungeteli al soffritto insieme alla faraona,al sale, al pepe e agli altri due bicchieri d’olio restanti. Ricordatevi di abbassare la fiamma, in quanto la cottura dovrà avvenire molto lentamente ed in maniera omogenea. Girate spesso con l’aiuto di un cucchiaio di legno e dopo circa una mezz’oretta, inserite il dado di brodo e sfumate con il vino bianco.

Il tempo previsto è di circa un’ora ma potrete constatare voi stessi il livello di cottura man mano, magari facendo un piccolo assaggio. Trascorsi i minuti necessari, spegnete il fuoco, servite nei piatti… et voilà! La vostra faraona in umido è pronta per essere gustata!

Contorno

Per chi volesse dare quel tocco in più alla ricetta, può scegliere di inserire alcuni contorni. Solitamente, gli abbinamenti più gettonati risultano essere le patate al forno o lesse ma anche le verdure ed in particolar modo la bietola, la catalogna, le zucchine, le melanzane e i peperoni. Riguardo gli ortaggi invece, potreste optare per i carciofi (magari anche gratinati) o per le carote.

Insomma, c’è davvero la vasta scelta… basta metterci un po’ di creatività ed il gioco è fatto!

La cottura in umido

Dopo avervi presentato la ricetta della faraona in umido (detta anche faraona alla cacciatora), cerchiamo di scoprire maggiori informazioni in merito alla cottura. Non va affatto presa sotto gamba, poiché infrangendo alcune regole si potrebbero riscontrare dei problemi nell’esito finale della preparazione.

Innanzitutto, bisogna dire che la cottura in umido si basa principalmente sull’unione di due tecniche, ossia quella dell’arrosto e quella della bollitura.

Funziona così: nella prima fase, l’alimento in questione viene fatto rosolare a fiamma viva con l’ausilio di un grasso (che può essere il burro o l’olio). Di conseguenza, si andrà a creare una doratura sullo strato superiore, che comunemente chiamiamo crosta. Quest’ultima risulta essere fondamentale, poiché ha la funzione di proteggere l’essenza degli ingredienti: vengono preservati dunque tutti i succhi ma anche alcune vitamine.

Stesso discorso per i valori nutrizionali: possono subire giusto qualche piccola modifica. Una volta che si effettua la fase di rosolatura, si aggiunge del brodo (o in alternativa dell’acqua) a piccole dosi. Ed è importante tenere a mente che tale procedura debba essere fatta a fuoco lento, in modo tale che la temperatura d’ebollizione non venga mai raggiunta.

Tempi di cottura

A questo punto ci si chiede: quali sono i tempi della cottura in umido?

Non esiste una risposta ben precisa, in quanto può cambiare in base al cibo in questione o anche alla quantità stessa. Per esempio, la carne richiede molti più minuti rispetto al pesce o alla stragrande maggioranza degli ortaggi. Provare a velocizzare i tempi è alquanto inutile, in quanto si andrebbe a cuocere gli alimenti in maniera poco omogenea: come suggerisce la denominazione, all’interno del tegame deve appunto crearsi un ambiente “umido”.

Per far sì che ciò avvenga, bisogna essere pazienti, tenere il coperto chiuso e aprirlo parzialmente di tanto in tanto (per dare un controllo rapido o semplicemente per mescolare, in modo da evitare che si attacchi il cibo al fondo).

Solitamente, i tempi di cottura del pollame, del vitello e del maiale si aggirano in media sui 45 minuti, mentre quelli del manzo superano di gran lunga le due ore.

Quale tegame utilizzare?

La scelta del tegame varia a seconda dell’alimento che si andrà a cucinare. In linea generale però, vista la presenza di brodo ed acqua, si consiglia un recipiente che non sia eccessivamente dalle piccole dimensioni, altrimenti il liquido potrebbe fuoriuscire molto facilmente.

Nel caso della faraona ad esempio, la miglior cottura è quella nella casseruola. Quest’ultima, detta anche “glassata”, è davvero ideale per cucinare le carni bianche e dunque anche pollo, tacchino, agnello, scamone, noce, girello e via dicendo.

Come ultima cosa, è importante saper selezionare il tipo di materiale. Se possibile, evitare tutti quei recipienti in alluminio o in acciaio, in quanto poco idonee alle cotture che richiedono lunghi tempi.
Optate invece per i tegami in rame stagnato, coccio, ghisa, pietra ollare o alluminio pesante.