Cibi di stagione e food sensitivities

Cibi di stagione e food sensitivities

Questa settimana parliamo del motivo per il quale è buona abitudine mangiare cibi di stagione, ottenendo un doppio vantaggio, nutrirsi di alimenti freschi, maturati secondo natura, che non hanno fatto lunghi viaggi per venire da noi (le fragole a Natale, suvvia!) e probabilmente non sono coltivati con metodi intensivi. e avere una alimhentazione varia, non generando, da una parte accumuli, dall’altra carenze.
La necessità di variare i nutrienti non riguarda solo frutta e verdura, ma anche cereali, legumi, fonti proteiche.
Ma quali sono i “pericoli” della nostra radicata abitudine a mangiare sempre le stesse cose, che solitamente significa grano, derivati del latte, e lieviti, che le proteine fanno male, i fagioli gonfiano, i ceci ingrassano, e avanti così, a tagliar via la meraviglia della tradizione alimentare del nostro Paese? Ad esempio lo sviluppo di una sintomatologia che viene definita Sensibilità agli alimenti, la Sensitivities.

Per illustrare l’argomento riporto un testo che ho scritto per la pagina FB Dieta GIFT e food sensitivities

Cos’è una food sensitivities?

E’ una alterata, eccessiva risposta del sistema immunitario all’assunzione ripetuta di un allergene, un componente di un cibo. Non confondiamo la sensitivities con una deficienza enzimatica di lattasi, che trasformerà ogni sorso di latte in un mal di pancia, che può derivare da una predisposizione genetica o essere indotta, ad esempio da una forte disbiosi; non va confusa neppure con una allergia, in cui abbiamo comunque una componente di predisposizione genetica, come reattività immunitaria, ed è mediata da IgE. Intolleranze e allergie hanno specifici test diagnostici, al contrario delle sensitivity, ed è questo il motivo per cui queste ultime sono state per lungo tempo misconosciute, e le persone affette da queste problematiche, spesso trattati come malati immaginari. Ora il meccanismo è noto, e possiamo porvi rimedio.
Sì ma quale è il meccanismo? L’alimentazione fino ai nostri nonni e bisnonni, seguiva i ritmi della natura, gli alimenti erano ciclici, secondo stagioni, ed era difficile saturarsi di un alimento, perché per molta parte dell’anno non era disponibile. Inoltre, i campi erano pieni di grandi varietà di cereali e legumi, secondo la caratteristica del terreno, del clima, ora le specie si sono ridotte sensibilmente, seguendo la logica di mercato, e quindi gli alimenti introdotti sono pressoché sempre gli stessi, frumento, latte, lieviti, ma in mille forme diverse (pane, biscotti, merendine…), ed è cosi che molti italiani hanno sensibilità per componenti di questi cibi, ma se fossimo in Giappone probabilmente troveremo forti sensibilità ad alghe e riso! L’introduzione “ostinata” di pochi cibi, porta dei loro componenti, solitamente innocui, a saturare un sistema di smaltimento che si satura, e mette le difese che conosce per espellere il nuovo nemico, diarrea, catarro, muco, orticaria, febbre.
Non riconosciuti questi tentativi vengono gestiti dalla medicina, sopprimendo i sintomi, ma solo momentaneamente, perché appena si sospende l’antidiarroico, il cortisone, l’antidolorifico, la battaglia ricomincia piu aspra di prima perché non solo abbiamo accumulato ancora piu allergeni, ma ci tocca smaltire anche i farmaci!!!
Allora tutti abbiamo una food sensitivities? Non è detto, molto sta alla capacità di ognuno di gestire il carico di allergeni, lo stile di vita generale (ho altri fattori di “intossicazione”? dormo poco, fumo, mi arrabbio spesso, sono un sedentario?), alle caratteristiche personali, ma è possibile che quel mal di testa qualche anno fa, fosse un momento di accumulo di latticini, poi risolto tornando ad una normale alimentazione, o che i mal di pancia degli ultimi tempi non siano solo “stress” ma il mio corpo che mi dice che devo variare la mia alimentazione.


Ma si guarisce da una sensitivities?

Questa è la buona notizia. Una sensitivity può essere risolta perché, per l’appunto non ha una “strutturale”, non abbiamo deficit o reattività specifica per quell’alimento, è un momentaneo accumulo di allergeni. La soluzione è di una semplicità disarmante, e forse per questo sostanzialmente ignorata dalla medicina: mangiare in modo piu variato, relegare quell’alimento a pochi giorni a settimana, per il periodo necessario a “tranquillizzare” il nostro sistema immunitario, e rintrodurlo nelle dosi e tempi che lo porterà a far nuovamente pace con quei componenti, esattamente come si fa con i bambini durante lo svezzamento. Facile no?

Post Facebook della Biologa Nutrizionista Manuela Navacc